La nostra storia

Chi c’è dietro al santuario?

Che sia una pecora, un coniglio o un maiale, sono gli animali il cuore pulsante del Santuario. Qui hanno il libero arbitrio, la facoltà di andare dove vogliono, persino di andare via e di non tornare mai più.

E a volte lo fanno, se ne vanno sulla montagna, fuori dai confini. La cosa meravigliosa però è che poi tornano sempre, per loro volontà.

Qui non esistono recinzioni né limitazioni e tra gli animali si costruiscono legami pazzeschi che durano per tutta la vita.

Poi ci sono gli attivisti e le attiviste. Meravigliosi esseri umani che dedicano tempo ed energie per aiutarci a raccogliere fondi, a organizzare e gestire eventi, a sensibilizzare le persone verso temi di vitale importanza.

Io, Massimo, sono il custode di questo luogo.

Lascia che ti racconti velocemente come sono arrivato qui.

Un amore distorto

Fin da bambino volevo passare il mio tempo con gli animali, non chiedevo altro. A 14 anni, finite le scuole medie, ho iniziato a lavorare in un negozio che li vendeva.

Quando il circo arrivava dalle mie parti scappavo e passavo lì tutto il giorno. Mi prendevo cura dei protagonisti di quelli che, solo ora, reputo orrendi spettacoli.

Vedevo già una casa piena di animali affacciati alla finestra.

A 30 anni ho deciso di fare quello che per me era un salto importante verso gli animali: acquistare un terreno per diventare allevatore.

Avevo conigli nani, gatti persiani, pulcini e pecore. Vendevo quegli animali ai negozianti e, anche se mi accorgevo che si stabiliva un legame tra me e loro, facevo finta di niente.

In quel momento per me era quello il bene e lo è stato finché, 6 anni dopo, un evento ha cambiato tutto.

Per tanti anni gli animali li ho usati, come fanno tutti.

La rivoluzione dal pianto di una mamma

Appena venduto degli agnellini le madri avevano iniziato a piangere disperate.

La cosa è andata avanti senza interruzioni per una settimana e io passavo la notte con le mani sulle orecchie e mi chiedevo “Che cosa ho fatto?”.

Avevo portato via i loro figli, mi sentivo un mostro.

In qualche modo sono riuscito a contattare quel commerciante di bestiame e a ricomprare gli agnellini al doppio del prezzo.

Ho cercato di immaginarmi nelle gabbia in cui tenevo quei poveri animali. Mi sarebbe piaciuto vivere tutta la vita chiuso lì dentro?

Dopo queste domande e dopo essermi documentato su ciò che succede nei mattatoi ho deciso che non avrei più mangiato un pezzo di carne. Non avrei più contribuito a quel sistema malato.

Oggi, oltre 10 anni dopo, per la legge sono ancora un allevatore, ma per i circa 200 animali con cui vivo sono la speranza di potersi ancora godere la vita che tanto amano.

Qui al Santuario le giornate non sono scandite dall’orologio inventato dall’uomo, ma da quello naturale di ogni animale.

Adesso quella casa con gli animali affacciati alla finestra che da bambino sognavo, è realtà.

Ogni ospite del santuario si mette in fila. Sempre con lo stesso ordine, sempre alla stessa ora.

Quando un animale sta bene, non salta mai l’appuntamento alla finestra.

Dalla loro parte

Per le persone che vengono qui la prima volta è un posto surreale. Spesso ne sono impauriti, ma poi la sera non vogliono più andare via.

Quelle giornate per molti rappresentano il bivio che li porta a una vita in cui gli animali sono compagni di viaggio e non più cibo.

Giornate in cui non si viene per passare del tempo.
Si viene per passare dalla loro parte.

200 animali salvati possono sembrare tanti, ma in realtà sono solo un simbolo.

Una quantità ancora disumana di loro viene uccisa ogni giorno e se vogliamo cambiare le cose, tutti insieme, c’è ancora tanto da fare.

Noi qui abbiamo una missione che porteremo sempre avanti e, se vorrai, potrai aiutarci lungo il percorso anche con un piccolissimo gesto.

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